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14. feb, 2017

 

Un elemento che ci distingue da chiunque altro, consentendo di identificarci, è la passione... la nostra passione è un'immagine multiforme composta dall'energia, la forza con cui tendiamo il nostro arco, e dal sogno, il bersaglio della nostra freccia. Il desiderio si nutre di quell'attimo sospeso, un istante prima che la freccia scocchi e un istante dopo aver immaginato il nostro bersaglio raggiunto, colpito, catturato nel nostro destino. Quell'attimo si ripete, per molti rimanendo identico a se stesso per una vita intera, per altri rinnovandosi la sagoma del bersaglio, per altri ancora mutando nel tempo l'energia investita. E in quell'attimo nessuno può mai davvero scegliere. Rifletti su ciò che ti spinge ad essere arciere, sul tuo modo di maneggiare arco e frecce, sul rapporto che instauri con il tuo bersaglio, e potrai cogliere molto su te stesso, su ciò che sei.

Per quanto mi riguarda, potrei rispondere in due modi diversi. La mia passione sono le storie: i libri, romanzi e poi saggi, quei libri che mi hanno salvato la vita spalancandomi altri mondi; ma anche i film, capaci di catturare il mio sguardo a bocca spalancata, e i miti, che ogni volta mi trasportano in lontananze vicinissime. Ma tutte queste narrazioni, così diverse nella forma, non potrebbe dirsi tali se non avessero qualcosa in comune, la stessa origine e al contempo destinazione: l'immaginazione, la capacità di creare immagini, e attraverso le immagini nuovi mondi: infiniti mondi in un unico mondo, l'Intermedio, quel Mundus Immaginalis che io riesco a vivere al pari di quanto chiamano realtà. Gli scrittori immaginano a voce spenta, una sorta di narrazione per immagini, e soltanto dopo le loro mani rincorrono quelle visioni per costringerle a ridursi in parole. La scrittura è un processo di estatica espansione e dolorosa contrazione. È questa la mia passione: inseguire rapidi bagliori nello scorrere monocrome del tempo, acciuffarli per lasciarmi trasportare al di là del tempo nella loro dimensione originaria, osservarli per rubarne le segrete forme e mutamenti, e disperato esule dell'eterno affidarmi alle mie mani perché possano ricomporre quelle visioni, patendone l'inevitabile trasformazione in lacerti pensieri, sillabati in stentate parole, lettere incatenate alle pagine bianche, che soggiaciono nuovamente alla monocromia del tempo, fino a quando la riduzione alchemica non lascia come unica traccia polvere d'inchiostro.

 

 

2. gen, 2017

Ultimissime: è arrivato l'anno nuovo, l'atteso 2017.

Tanto atteso come il precedente... perché? Perché ci ritroviamo ad attendere con trepidazione l'inizio di ogni nuovo anno?, come se non fosse un giorno successivo ad un altro, come se ci fosse davvero una sorta di angolo retto capace di condurci in un'altra direzione, come se l'anno nuovo avesse il potere di realizzare i nostri sogni a dispetto del precedente. 

L'essere umano è un animale capace di raccontare storie, e le storie riscrivono il passato in nome di un futuro migliore. Quanto raccontiamo a noi stessi serve a restituirci speranza; per continuare a camminare, cadere, rialzarci, e ancora camminare. 

Esprimiamo desideri sperando che si avverino. Esprimiamo buoni propositi per poi velocemente dimenticarli. Siamo come un fuoco d'artificio: ci accendiamo di entusiasmo, luminosi danziamo nel cielo, presto esauriamo la nostra spinta verticale, ci spengiamo, torniamo ad essere parte della notte, fiammelle incolore, nel buio della nostra solitudine. 

Triste, ma vero. Eppure... guardiamo meglio, questa volta sforziamoci di vedere! Un fuoco d'artificio è anche un universo in espansione: la materia esplode, le particelle si irradiano allontanandosi, perdono energia; ma anche quando noi non siamo più in grado di vederle, esse esistono, continuano la loro corsa, e non sono mai sole, circondate da altri infinitesimi soli. 

Puntiamo su noi stessi, esprimiamo un obiettivo che ci rafforzi in un percorso di miglioramento. L'entusiasmo si accresce nell'intenzione e nella speranza di successo, aiutandoci a sorridere, luminosi tra gli altri. E quando anche la nostra luce avrà perso d'energia, prima che possa esaurirsi, torniamo dentro noi stessi per ridarle vita. Ricordiamo a noi stessi come abbiamo immaginato di poter diventare, ripetendoci. Ripetiamoci. Diamoci ancora entusiasmo, sempre, per il tempo che verrà. Ci accorgeremo che la nostra espansione non ha fine e che illumina la nostra notte. 

21. dic, 2016

Dal titolo avrete già capito.

E allora, bando al sarcasmo. Parliamoci chiaro: state correndo come dei pazzi per comprare regali che verranno reciclati l'anno prossimo, vi ingolfate di impegni per partecipare a brindisi o a tavolate con i vostri peggiori colleghi o con "amici" che mai frequentate, e nel frattempo pensate a come vestirvi o a cosa cucinare per la cena della vigilia e il pranzo di Natale, che accettate di trascorrere con i vostri parenti serpenti. Non importa che buttiate i soldi in inutili pacchetti, non importa che sorridiate amabilmente ai soliti odiosi, non importa che facciate finta di divertirvi con la detestabile suocera o con l'intera tribù di primitivi... non importa, è Natale! Nascondiamo i coltelli e alziamo i calici.

Quindi: continuate ad accumulare stress, continuate a calpestare i vostri principi, il vostro amor proprio e, soprattutto, la vostra dignità. L'avete fatto per il resto dell'anno o vi concedete di cadere in basso in nome del Natale? 

Personalmente, il Natale più bello è quello che passo con pochissime persone amate, anche soltanto una!, senza bisogno di altro che d'indossare una tuta (o magari un caldo pigiamone). 

Mi hanno fatto visita gli Spiriti di quei Natali passati con la "famiglia" in nome del "vogliamoci bene". Ottime occasioni per ricordare come la vigliaccheria che fa da collante al conformismo contribuisca ad uccidere la nostra anima; e come l'infima speranza che lo Spirito del Natale scuota gli aridi cuori si spenga nell'assistere a consunte pessime recitazioni.

Natale: altamente velenoso. Leggere attentamente le istruzioni per l'uso. Lasciare fuori dalla portata dei bambini. Ecco, appunto: proteggiamo quello scampolo di anima pura e sincera che ancora ci rimane. 

Comunque sia, a Gennaio potrete tornare a far finta di nulla. Anche questo Natale passerà, indenne. Potrete tornare a detestare i colleghi e i parenti, a non degnare di un saluto il vicino, e a considerarvi persone oneste. Tornate, appunto, a far finta di nulla. 

26. nov, 2016

Sappiamo che oggi è morto Fidel Castro. L'ultimo grande dittatore del Novecento: un assassino dalle mani lorde di sangue che, promettendo giustizia e democrazia, ha reso schiavo un popolo affamandolo di libertà. 

Un grande nel Male, quel male assoluto capace di annientare milioni di persone e di ottenere il plauso del (quasi) resto del mondo. 

Mi indigna il cordoglio espresso dai potenti, mi indigna il rammarico di uomini come Maradona, mi indigna la nostalgia espressa dalla sinistra per la morte di un ideale.

L'ideale è stato seppellito da Fidel. Con Fidel dovremmo seppellire per sempre l'ideologia di sinistra. Quell'ideologia che ha decretato la vera sconfitta delle rivoluzioni. Rivoluzioni vittoriose trasformatesi in dittature: l'orrore dei popoli. E quando mi capiterà di sentire l'apologia del fu Castro, come quando in tempi recenti mi toccò l'apologia del caro Stalin da parte di un vecchio (non così vecchio) ignorante, comunista ma multiproprietario d'immobili (parodosso alquanto ridicolo)... quando quello stesso vecchio, o giovane, ricco, o povero, già ora rimpiange il comunismo di Fidel Castro, io di nuovo M'INDIGNO. 

ANCORA M'INDIGNO. Perché i nostri figli possano sapere chi realmente hanno amato e rimpiangono i loro nonni. Perché i nostri figli possano distinguere tra ideale e ideologia. Perché i nostri figli possano crescere nel sapere, nella consapevolezza e nell'amore. L'amore richiede forza, la forza del Bene: per poter sconfiggere l'ignoranza, troppo spesso scusata con faciloneria.

L'ignoranza è pericolosa.

Soprattutto di fronte ai vecchi noi dobbiamo indignarci: quei vecchi cui il tempo avrebbe potuto concedere saggezza e nobiltà, tempo che loro non hanno voluto ben impiegare; quei padri dei padri, omuncoli ancorati ad una buia caverna e disposti a menar di clava incolleriti dalla loro stessa avidità. Di fronte a quei vecchi noi possiamo e dobbiamo arrabbiarci, armandoci di giusta indignazione, di rabbia feconda, di sano orgoglio. Se non ne siamo capaci per noi stessi, per i nostri figli e per i figli che verranno. 

Nessuna immagine in questo commento. Un vuoto che faccia spazio all'immaginazione, un vuoto che invochi l'intelligenza critica. Sapere aude, ancora, ancora e ancora.

15. nov, 2016

Luna, sussurrami i tuoi peccati

che io possa sentirmi viva:

s'illumina il sentiero notturno

attraverso i tuoi occhi

e l'ombra si dispiega 

perdendo i suoi contorni.

E poi taci: 

canta il mio sonno

il silenzio della notte.

 

 

 

Alla Luna, la Superluna di questo 2016 che tornerà nel 2034,

alla Luna che sempre risveglia le mie notti.